«Recuperare l’idea dei quartieri tradita nella patria del decentramento»

Giusta la proposta di un nuovo “libro bianco” avanzata dall’Istituto De Gasperi, ma essa ha senso se ha l’obiettivo di recuperare l’innovazione rivoluzionaria pensata sei decenni fa da Ardigò e da Dossetti per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita del Municipio. Serve un quinquennio costituente per una resurrezione dei quartieri da enti di mero indirizzo a organi di vera partecipazione popolare, unita a una revisione radicale degli attuali confini

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle Idee”


L’Istituto De Gasperi, insieme ad alti rappresentanti della società civile e politica, fra cui Filippo Diaco (Acli), ha presentato un’idea geniale: un nuovo “libro bianco” sulla scia di quello storico, era il 1956, di Achille Ardigò e Giuseppe Dossetti (nella sfida elettorale a Giuseppe Dozza, che fu riconfermato), in cui l’innovazione “rivoluzionaria” per la partecipazione dei cittadini alla vita del Municipio erano i Quartieri.

In effetti un esame obiettivo dello “stato di salute” dei Quartieri a Bologna, tenendo presente che alle prossime elezioni amministrative si vota pure per il loro rinnovo, è completamente assente dal dibattito, fra i vari candidati sindaco così come nel Pd, ma direi anche in tutti gli altri schieramenti.

Non tanto tempo fa l’ “Associazione Achille Ardigò” promosse vari convegni per celebrare degnamente il Professore che con Dossetti fu appunto l’inventore di questo nuovo ente locale, forma evoluta di decentramento amministrativo.

In mezzo a illustri ed eccelsi ortatori l’unico che segnalò, elegantemente come nel suo stile, lo stato pietoso e l’inconsistenza politica dei Quartieri odierni fu il da poco purtroppo scomparso Antonio Rubbi, che di Ardigò era stato amico e discepolo: «…soprattutto: quanto resta oggi, nella realtà, dell’idea “ardigòiana” dei Quartieri originari, nell’attuale contesto in cui la partecipazione democratica è più assente che… la bella addormentata nel bosco? Le domande inquieterebbero non poco Achille Ardigò».

È vero che la legislazione delle “città metropolitane” deve essere rivista. Tuttavia questo non giustifica che a Bologna, da qualche lustro, si sia andati in senso contrario ai ”Quartieri Municipio”. Siamo di fronte a un decentramento in cui i Quartieri nel rapporto con il Comune sono un soggetto totalmente subalterno che non partecipa alle scelte del Comune perché non ha strumenti. Il “bilancio partecipato”, iniziativa meritoria, rimane tuttavia dentro questa logica subordinata per i Quartieri. Anche la loro conformazione attuale, troppo vasti per una città delle dimensioni di Bologna, ignora l’identità storica delle vare periferie con confini disegnati con il gesso, raggiungendo il suo apice di assurdità con il centro storico diviso fra Quartieri diversi.

Allora ben venga il nuovo “libro bianco”, a patto però che sia propedeutico ad un superamento dell’attuale inconsistenza dei Quartieri.

Insomma, l’impegno per il prossimo quinquennio deve essere “costituente”. L’obiettivo: una resurrezione dei quartieri da enti di mero indirizzo a organi di vera partecipazione popolare, unita a una revisione radicale degli attuali confini.

Photo credits: Atropine (CC BY-SA 3.0)


Un pensiero riguardo “«Recuperare l’idea dei quartieri tradita nella patria del decentramento»

  1. i quartieri sono sicuramente da rilanciare nei diversi ambiti e la totale inefficienza e’ a visione dei piu’ attenti osservatori della politica locale.
    Completamente d’accordo deve essere tema della prossima campagna elettorale di
    politici attenti al bene della citta’

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