Una questione di umanità

Mentre in Palestina si consuma l’ennesima tragedia, indigna l’assenza totale di una presa di posizione da parte delle istituzioni cittadine. Un silenzio che fa sentire abbandonati e di cui è incomprensibile il motivo

di Sarah Abdel-Qader, operatrice culturale


Sconfortante? Deludente? Spiacevole? Difficile trovare l’aggettivo giusto, calzante, che descriva appieno il sentimento di chi come me, ancora una volta, si trova a dover provare rammarico per la vergognosa mancanza di una presa di posizione netta delle istituzioni pubbliche di fronte agli atti atroci commessi in questi giorni in Palestina, Gerusalemme e Gaza comprese. 

Quegli stessi atti che l’Italia, e l’Europa tutta, non accetterebbero per alcun altro Stato al mondo e per i quali sarebbero disposti a spendere dure parole, ad attuare sanzioni, se non a inviare i famosi caschi blu dell’Onu. Ma a quanto pare tutto questo non è pensabile se di mezzo c’è lo Stato di Israele, l’ultimo baluardo del colonialismo occidentale.

Sono un’inguaribile romantica: nonostante una disillusione razionalizzata, in fondo provo sempre a credere nell’umanità. In tutti gli anni in cui sono scesa in piazza per manifestare il mio dissenso contro l’occupazione israeliana, mi sono sempre trovata circondata da poche persone: qualche figlio/a meticcio/a di genitori palestinesi ormai naturalizzati, mogli nel caso di coppie miste, gli assidui di Assopace Palestina, qualche studente e qualche altro buon cuore appassionato alla causa. Ma sabato 15 maggio, giorno che segna la ricorrenza dalla Nakba (Catastrofe) palestinese, mi sono emozionata: mai avevo visto così tanta gente a Bologna movimentarsi e supportare una causa persa quasi per antonomasia. 

Ciò che invece mi ha delusa purtroppo è stata l’ennesima conferma di un atteggiamento ormai fin troppo consolidato nelle istituzioni. Nessun rappresentante dell’amministrazione comunale si è infatti palesato/a, fatta eccezione per la consigliera Emily Clancy. Ma sappiamo bene che in altre occasioni, i nostri amministratori non esitano a scendere in piazza per quelle che ritengono essere giuste cause sociali e politiche. E dov’era l’università? Dove le istituzioni culturali?

Ogni oppressione è legata a tutte le altre, perché originano dallo stesso sistema. Sembra scontato ricordarlo, insieme ad Angela Davis, ma troppo spesso si fa finta di non sapere. 

Viene allora da chiedersi: perché per le nostre istituzioni i palestinesi non rientrano in queste giuste cause? Le vite dei palestinesi non valgono forse quanto le nostre? Perché non ricordiamo ai nostri cittadini e alle nostre cittadine che l’Italia da anni fornisce all’esercito israeliano molte di quelle stesse armi che ancora in questi giorni massacrano civili innocenti?

In qualità di cittadina italo-palestinese mai come ora mi sento frustrata, disumanizzata, abbandonata. Abbandonata da quella stessa città che si vanta del suo buon governo e dell’attenzione ai suoi abitanti. Mai come ora non mi sento per nulla rappresentata, tanto meno dalla stessa amministrazione che ho contribuito a eleggere.

Perché la città che mi ha dato i natali non prende coraggio e una posizione? Ci sono circostanze in cui le cose sono o bianche o nere, e dovrebbe essere alquanto facile sapere da che parte schierarsi. Non possiamo sempre sacrificare tutto in nome del buon mercato. Perché la nostra città, Bologna, non spinge il Governo all’azione? Perché non si fa promotrice di una attiva campagna di boicottaggio? Perché non sceglie l’umanità?


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