Logistica Etica: manca ancora una visione di sviluppo globale

Il sindaco Lepore in numerose sue dichiarazioni ha enunciato di credere in una visione globale integrata. Ne ho scritto anche il 5 gennaio scorso su queste web pages. Purtroppo il suo ultimo intervento sulla logistica ha ancora tutte le caratteristiche della parzialità e del settorialismo

di Maurizio Morini, innovation manager e Ambassador Mise per la trasformazione digitale


Nei giorni scorsi è stato siglato a Bologna l’accordo per una logistica etica, che ha avuto grande rilievo sugli organi di stampa locali.

Secondo la dichiarazione del sindaco Lepore, la logistica etica ha come scopo primario tutelare la salute dei lavoratori, e i firmatari dell’accordo (il prefetto, l’Inail, la Confindustria, i vari sindacati) hanno preso l’impegno di tutelare i lavoratori, e le imprese aderenti hanno accettato di essere monitorate rispetto all’applicazione della “carta della logistica etica”.

Di per sé bisogna plaudire all’iniziativa, è un passo iniziale importante; ma nel contempo è giusto porsi alcuni interrogativi cruciali, sia di carattere assoluto, sia riprendendo quanto avevo scritto sul tema a inizio dicembre proprio su Cantiere Bologna (“La logistica è etica solo se la visione è sistemica”).

Intanto partiamo da un quesito chiave: ha senso parlare di logistica etica in maniera specifica rispetto al lavoro etico, al mercato etico, al capitalismo etico? La mia tesi, lo sapete, è quella che con visioni troppo specifiche e verticali sui vari temi non andremo da nessuna parte nel prossimo futuro. La sicurezza dei lavoratori è sicuramente un argomento cruciale e quindi ben venga ciò che li “salvaguarda” da rischi inconsulti. Ma non basta.

La logistica non può essere davvero etica se non si integra con le restanti parti delle catene del valore globali, che devono anch’esse essere rese etiche; se resta fatto isolato è un concept intrinsecamente debole. 

Inoltre, anche a voler restare nello specifico argomento, il tema di conseguenza non è solamente quello della tutela della salute, ma deve affrontare altri aspetti cruciali quali:

  • Le condizioni di lavoro
  • I turni operativi e i carichi relativi
  • La retribuzione comparata con gli altri settori delle filiere ed esterni
  • Le prospettive di sviluppo
  • Le conoscenze utili per il futuro (e non solo per il presente)
  • La parità di genere

Nel documento di base della Città Metropolitana di Bologna sul tema della Logistica, redatto nelle scorse settimane, appare un elenco di temi da considerare per “uno sviluppo sostenibile a livello economico, ambientale e sociale nel settore logistico”. A questa affermazione segue un elenco di 12 argomenti topici quali sensoristica e big data, sviluppo dei nodi intermodali, progetti comuni d’innovazione, start up logistiche innovative, logistica condivisa, formazione anche pubblica, veicoli a basso impatto ambientale, confronto tra buone pratiche, coinvolgimento tra aziende e istituzioni, trasporto pubblico per i lavoratori, innovazione e ristori nei centri intermodali, sensibilizzazione degli operatori logistici sulla sostenibilità.

Ho seguito l’esposizione dei temi citati come rappresentata dal documento, e questo elenco (forse da sistemare in termini sequenziali) conferma l’indicazione di punti apparentemente specifici, e quindi anche affrontabili in maniera “individuale”, mentre invece solo una visione integrata di tutto questo (e di tanto altro, come lo studio su Logistica e Trasporti al 2025 da me realizzato evidenzia) può portare a risultati significativi.

La parzialità della visione che sta dietro al percorso finora svolto sulla “logistica etica” è anche confermata dai dati citati dalla stampa: si parla di 20mila lavoratori interessati a Bologna, mentre dai dati Unioncamere 2020/2021 i lavoratori del settore Trasporti e Logistica insieme, che non possono a mio avviso essere distinti pena quanto sopra detto, sono 47mila, quindi oltre il doppio. E sui lavoratori dei trasporti, ad esempio, si abbatteranno le conseguenze dell’evoluzione “logistica” prossima futura. Non sarebbe meglio prenderli in considerazione fin da subito?

Il punto chiave è dunque: per intervenire oggi bisogna sempre avere presente la visione del futuro, e realizzare interventi concepiti in maniera “sistemica”.

Quindi il vero tema da porsi subito è quello del ruolo del settore Trasporti e Logistica nei prossimi anni in relazione a tutto il resto del sistema economico e sociale di riferimento. Etica può essere solo una visione integrata e globale, consapevole del ruolo di ogni componente del valore all’interno della specifica catena. 

Purtroppo a Bologna, e non da oggi, le avanguardie sistemiche sono una minoranza culturale. La convinzione di tanti è ancora legata al potere assumibile, relativo alla parcellizzazione della cultura. Questa ideologia dominante deve essere cambiata.

Il sindaco Lepore in numerose sue dichiarazioni ha enunciato di credere in una visione globale integrata. Io ne ho scritto anche il 5 gennaio scorso su queste web pages. Però anche questo intervento sulla logistica, per quanto descritto finora, ha tutte le caratteristiche della parzialità e del settorialismo. 

Allora che fare? Assumiamo che questo sia stato, anche per i noti fatti di cronaca recente, un intervento da fare subito, al fine di arginare derive incontrollabili. Ma d’ora in poi però si proceda davvero sulla base di una visione di sviluppo globale e integrata della città metropolitana, tenendo conto delle accelerazioni registrate da un’economia e da una geografia sociale internazionale e dei loro impatti sulle nostre attività, magari nel tentativo di delineare un vero orizzonte metropolitano bolognese.

Solo in questo modo Bologna Metropolitana potrà candidarsi a un protagonismo, e questa volta davvero Etico, per il prossimo futuro.


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