«Il Mercato Sonato esperienza unica in Italia. Peccato perderla così»

Il direttore d’orchestra e presidente del Centro Culturale di via Tartini, Tommaso Ussardi, ricorda gli otto anni di lavoro dell’associazione in quartiere e in città e commenta la scelta dell’Amministrazione di abbattere la struttura per fare spazio a un nuovo edificio polifunzionale: «È un epilogo triste, ma siamo fiduciosi»

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


È di venerdì scorso la notizia che l’ex mercato rionale di via Tartini, nel quartiere San Donato, sarà abbattuto per lasciare spazio a un nuovo edificio polifunzionale e ottimizzato dal punto di vista energetico (qui). Una scelta nata dopo un percorso partecipativo tra amministrazione e cittadini finito nel 2017, che ha diviso l’opinione pubblica tra chi ha accolto positivamente la novità e chi, invece, l’ha ritenuta una scelta poco rispettosa del valore storico e sociale di quel luogo.

Oltretutto, da circa otto anni, in quello spazio hanno casa il Mercato Sonato e l’Orchestra Senzaspine, in quella che è un’esperienza unica nel panorama nazionale. Un realtà che rischia di uscire molto ridimensionata dai prossimi anni di cantieri. Un rischio molto evidente anche a Tommaso Ussardi, direttore d’orchestra e presidente dell’associazione Senzaspine, cui abbiamo chiesto un parere.

Alla presentazione del progetto di venerdì scorso siete sembrati sorpresi anche voi di Orchestra Senzaspine. Vi aspettavate un esito diverso?

Ci aspettavamo maggiore attenzione e cura nell’affrontare un tema tanto delicato quanto la demolizione di un edificio storico così come la narrazione della fine del progetto Mercato Sonato. Probabilmente bisognava incontrare prima i cittadini e le cittadine per informare sugli sviluppi del progetto, sulla demolizione e non più il restauro, insomma sarebbe stato più opportuno preparare la cittadinanza a questo importante cambiamento.

Durante la presentazione è emerso che, pur essendo a pochi mesi dall’inizio dei lavori, né per voi né per le altre associazioni che operano all’interno dell’ex mercato è stata già trovata una nuova sede…

Sì è così. Sono in atto delle valutazioni e dei sopralluoghi per capire in quali spazi possiamo svolgere le attività, perché la preoccupazione più grande è quella di non riuscire a portare avanti tutto quello che, dentro al Mercato Sonato, veniva fatto e messo a disposizione della città. Per esempio la scuola di musica, che ha rette molto calmierate grazie a borse di studio e permette a tante bambine e bambini del quartiere di avvicinarsi allo studio della musica. Purtroppo un altro spazio simile non esiste, quindi è chiaro che bisognerà adattarsi e accettare che questa è la fine del progetto Mercato Sonato… siamo comunque fiduciosi che il Comune ci darà una mano nel trovare luoghi adatti per portare avanti tutte le nostre attività.

Nelle vostre intenzioni c’è anche quella di rimanere nel quartiere?

Almeno per una parte delle attività noi speriamo di trovare uno spazio che sia nel quartiere, perché essere un presidio significa anche offrire servizi a persone che magari non hanno modo di spostarsi da un’altra parte della città. Una presenza in San Donato per noi è molto importante. Dall’altro lato, a lavori finiti abbiamo intenzione di partecipare al bando per la gestione del nuovo edificio. Siamo convinti di avere l’esperienza e le qualità per vincerlo.

Secondo voi la struttura originale poteva essere preservata in qualche modo?

Stando al progetto, sembra che il mercato non si potesse restaurare ma soltanto abbattere, soprattutto per rispettare appieno le normative europee. Certo è che si sta abbattendo un edificio che ha comunque una sua storia, una sua memoria, e che fa parte di una Bologna che piano piano si sta disgregando per fare spazio a strutture sicuramente molto più efficienti, ma totalmente nuove rispetto al contesto. È un peccato che tanti vecchi edifici rigenerati con l’impegno di tante associazioni subiscano alla fine tutti la stessa sorte.

È un epilogo triste, ma ci fidiamo delle valutazioni fatte dall’amministrazione. Resta il dispiacere di lasciare la struttura in cui abbiamo passato otto anni e grazie alla quale abbiamo potuto sviluppare una realtà unica nel panorama nazionale, con un’orchestra sinfonica che ha rigenerato uno spazio pubblico facendone un centro culturale, con ricadute importanti sia sul piano culturale che su quello sociale.

Photo credits: Margherita Caprilli


2 pensieri riguardo “«Il Mercato Sonato esperienza unica in Italia. Peccato perderla così»

  1. Io sono una cittadina che non sapeva di questa novita’. Chiedo, hanno pensato a chi vive a 20 metri
    dal Mercato come fara’ a dormire se faranno spettacoli all’aperto? Scale a disposizione chi vigilera’ alla notte? Sicuramente chi ha pensato a questo progetto non vive in un quartiere popolare di lavoratori !!!!

  2. Bologna non è mai stata solo le sue mura, le sue pietre e i suoi mattoni, al contrario, Bologna è sempre stata il suo spirito.
    Uno spirito che aleggia per la città e i suoi concittadini, uno spirito che si respira in piazza tra le persone, nei suoi comitati, nelle sue associazioni, etc.
    Certo ogni città ha il suo spirito, ogni luogo la sua anima ma oggi non parliamo di un luogo qualsiasi ma di Bologna e in particolar modo del Mercato Sonato.
    Essendo un mondo veloce, arrivo tardi, ma certe realtà bisogna respirarle per capirle, bisogna parlare con le persone per conoscerle.
    Quando l’uomo si impegna si dice volgarmente che: “ci mette l’anima”
    Metterci l’anima nelle azioni, nei gesti, nei modi, rende vivo non tanto l’atto in sé, quanto l’esecuzione.
    Lo si vede nelle imprese, nelle manifestazioni e nell’arte.
    Sono stato al Mercato Sonato e posso dire, con assoluta certezza che ha un’anima, che aleggia nel quartiere e nella città, un’anima fatta di passione e musica.
    Ci sono genitori che portano i loro figli a scuola di musica, ragazzi che studiano, persone che passano il loro tempo ad ascoltare la musica che proviene da ogni dove e gente che lavora.
    Quando si entra si percepisce delicatezza, un tempo diverso, un modo di passare la giornata particolare, ecco perché ritengo che parlare di rigenerazione urbana, quando si parla di Mercato Sonato è riduttivo.
    Lungi da me contestate scelte politiche o altro ma la domanda che mi pongo è la seguente:
    Possono mattoni e cemento custodire un’anima?
    Io credo di sì e credo anche che sia giusto tenerne conto quando si pensa a eseguire dei lavori così importanti, così impattanti.
    Indubbiamente ad oggi al Mercato Sonato servono lavori edili, opere che permettano un minor impatto energetico e maggior sicurezza alla struttura ma stando attenti a non intaccare quella delicata anima che aleggia tra la musica, tra quei muri ed infine nel cuore delle persone che la custodiscono e la accrescono.
    L’uomo ha bisogno di alimentare e proteggere la propria anima e gli uomini hanno il dovere di difendere l’anima altrui anche quando non è fatta di carne e ossa ma di mattoni e cemento.

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