Fa abbastanza impressione constatare quanto appassioni la valutazione delle rocce gonfiabili di “Iwagumi”, installazione creata dallo Studio australiano Eness e voluta sul crescentone di Piazza Maggiore da Bologna Festival e Illumia, e quanto invece passi sostanzialmente sotto silenzio il fatto che in sempre più istituti scolastici della città, docenti e dirigenti desiderosi di confrontarsi con i loro studenti rispetto alla tragedia palestinese vedano minato il principio di autonomia didattica
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
L’articolo numero 7 della «Costituzione romana» – spiegava qualche anno fa Marco Giallini in una puntata della serie tv “Rocco Schiavone” – chiarisce senso e utilità del termine sticazzi (“chissenefrega”), ammonendo al contempo il suo utilizzatore a non commettere l’errore di confonderlo, per dolo o per ignoranza, con il contraltare mecojoni, che invece serve proprio a sottolineare l’attenzione e il sincero stupore del parlante – pur con una leggera venatura d’ironia – verso un fatto, una persona o una cosa ritenuta non propriamente consueta.
Certo Bologna non è Roma ma, almeno per chi scrive, resta sempre caput mundi. Dunque prenderò a prestito la lezione di romanità per dire che, rispetto alla classificazione degli argomenti pubblici cittadini, una ricalibratura valoriale di qualche genere potrebbe essere non solo utile, ma addirittura necessaria.
Fa abbastanza impressione, infatti, constatare quanto appassioni la valutazione delle rocce gonfiabili di “Iwagumi” (qui), installazione creata dallo Studio australiano Eness e voluta sul crescentone di Piazza Maggiore da Bologna Festival e Illumia, e quanto invece passi sostanzialmente in cavalleria il fatto che da qualche giorno, e in sempre più istituti scolastici della città, docenti e dirigenti desiderosi di confrontarsi con i loro studenti rispetto alla tragedia palestinese vedano non soltanto minato il principio di autonomia didattica, ma spesso e volentieri si sentano in dovere di scusarsi per aver esercitato quello che, in fin dei conti, è un loro pieno diritto costituzionalmente garantito (qui e qui).
Accade così che l’attenzione a “dismisura” – questo il sottotitolo scelto per l’opera – non si applichi nei confronti di un’istituzione e un principio cardini della nostra democrazia, bensì verso un’azione che può piacere o meno, può avere un significato per chi la osserva oppure no, ma di certo non mette a repentaglio la possibilità che, in luoghi e istituzioni pubbliche tanto quanto una piazza, ci siano argomenti di cui non si deve parlare in ossequio allo zeitgeist o per non rischiare di incorrere nelle ire del potente di turno. Finendo per scambiare, in tal modo, uno sticazzi per un mecojoni, e confondendo dunque piani e valori.
Poiché al mondo non c’è nulla di più umano del disumano, tuttavia, do per scontato che ci siano molti, tra i concittadini, che potrebbero ribaltare il ragionamento e, magari accompagnando il tutto con una bella alzata di spalle, asserire seraficamente che la collocazione di tessuti gonfiabili da quattordici metri li appassiona molto più del destino di un dibattito scolastico in merito a una delle più grandi ingiustizie del nostro tempo.
Ciononostante, e pur consapevole che ogni tanto un po’ di leggerezza ci vuole, continuo a pensare che la maggioranza di noi sappia, in cuor suo, per cosa valga davvero la pena discutere e cosa, invece, sia tutto sommato una questione di gusti, quindi personale. Perché se così non fosse, posto il successivo impazzimento, non troverei nulla di atroce nell’idea che l’Onnipotente, esaminandoci da chissà dove, possa erompere in un solenne sticazzi e decidere, una volta per tutte, che l’umanità è una scommessa persa da chiudere in fretta.
Photo credits: Comune di Bologna

Mecojoni!!
Una piccola riflessione. L’autonomia scolastica e’ giustamente riconosciuta in ogni ordine e grado del percorso di studi. Essa tuttavia non andrebbe mai confusa con l’arbitrio di intraprendere iniziative su temi “caldi” e divisivi addirittura senza coinvolgere le direzioni didattiche e senza garantire il doveroso contradditorio attraverso l’invito di chi la pensa diversamente. A maggior ragione tale minima regola andrebbe osservata quando la posizione di un relatore/relatrice e’ gia’ conosciuta come massimalista sull’argomento scelto.
In assenza di cio’ il rischio e’ che l’informazione divenga indottrinamento che, almeno nella scuola pubblica, non e’, ovviamente, permesso.
Cordiali saluti.
Valter Giovannini