Il consigliere comunale civico di centro Gian Marco De Biase, non contrario alla riduzione di velocità, è sicuro che la sentenza negativa del Tar si poteva evitare mettendo intorno a un tavolo e ascoltando veramente i rappresentanti di tutte le realtà interessate, direttamente o indirettamente, dai provvedimenti sull’abbassamento dei limiti
di Barbara Beghelli, giornalista
Non va contro la sentenza del Tar che ha bocciato Città30, il sindaco Lepore, almeno per ora. Prenderà in carico i suggerimenti emersi l’altro ieri dal decreto del Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo dichiarato di migliorare le condizioni del piano particolareggiato del traffico urbano (Pptu). Progetto comunale che prevede di ridurre il limite di velocità a 30 km/orari su circa il 70% delle vie di Bologna per migliorare la sicurezza stradale e promuovere la mobilità sostenibile.
Ma perché il Tar ha annullato il piano? Di fatto l’organo giudiziario che si occupa di controversie relative agli atti e ai provvedimenti amministrativi emessi dalle Pubbliche Amministrazioni, ha ritenuto che il Comune non avesse motivato adeguatamente le scelte strada-per-strada. Le ha definite decisioni “generalizzate”. Vabbé.
A questo punto della vicenda, come lascia intendere anche la consigliera comunale Mery De Martino nel suo recente intervento su Cantiere Bologna (qui), c’è molto da (ri)fare, anche se – come sottolinea – l’azione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità è legittima. Vero, verissimo. Tanto che il primo cittadino Matteo Lepore uscirà nei prossimi giorni con nuove delibere in cui sarà mappata la pianificazione in questione strada per strada (come da richiesta del Tar) e dove verranno specificate le singole motivazioni sui limiti di velocità.
«Andiamo avanti – ha detto dopo la sentenza il sindaco in conferenza stampa – e mettiamo in campo un nuovo provvedimento, poiché deve essere chiaro che “il nostro obiettivo è salvare vite», intento europeo e cosa avvenuta nella nostra città in questi due anni, visto che «qui sono dimezzati i morti su strada, mentre a livello nazionale no».
Dispiace che, sempre a detta di Lepore e concetto ripreso da De Martino, occorra mettere mano a «un carico di lavoro amministrativo e burocratico enorme» per gli uffici comunali, chiamati a produrre migliaia di atti per giustificare ciò che, dal punto di vista della sicurezza stradale e dell’assetto urbano, è spesso già molto evidente. Ma così è se ci pare, non ci sono opzioni alternative.
Sulla questione ci sono però pareri in parte divergenti, come quella del collega di Mery De Martino, il civico di centro Gian Marco De Biase. Che non è affatto contrario alla riduzione dei limiti di velocità, ma è sicuro che la sentenza negativa del Tar si poteva davvero evitare. Come? Operando in un altro modo: «L’amministrazione ha affrontato il problema in maniera sbagliata», dice lui, perché «se la giunta fosse stata in grado di mettere intorno ad un tavolo e ascoltare veramente i rappresentanti di tutte le realtà interessate, direttamente o indirettamente dai provvedimenti sull’abbassamento dei limiti di velocità, oggi non saremmo a questo punto».
Secondo il consigliere civico, insomma, se ci fosse stato maggiore coinvolgimento fin dal principio degli attori interessati al Piano non saremmo oggi punto e a capo. Ancora: «Sono gli appelli che hanno sempre lanciato le varie associazioni di categoria in merito, che ovviamente si sono sentite escluse: Ascom, Cna e Confesercenti», tanto per citare qualche esempio.
Esclusione che avviene spesso, a detta stessa di queste realtà imprenditoriali.
Insomma, si sarebbe dovuto fare un «lavoro più accurato» a monte, che è poi quel che dice il Tar oggi, ovvero individuare in ogni zona della città le strade in cui ridurre il limite di velocità a 30 km/orari. Metodologia che richiedeva sicuramente più impegno iniziale e meno fretta, ma che avendo di base una maggiore condivisione «molto probabilmente non avrebbe portato ad una bocciatura da parte del Tar».
E, a questo punto, anche a una perdita di tempo unita a una montagna di nuovi atti burocratici e tanto denaro pubblico sprecato, visto che ora occorre rimettere mano all’intero progetto.

Confesso la mia ignoranza in materia, ma mi viene un dubbio: se un normale cittadino è tenuto, pena sanzioni e annullamenti, a rispettare le norme burocratiche quando vuole intraprendere qualcosa, perché un organo pubblico (amministrazione comunale) che deve vigilare sul rispetto delle regole dovrebbe esserne a sua volta esentato? Forse perché il controllore tutto può e il controllato nulla può?
Qualcuno si ricordava della città a 30? A parte la medaglietta autoreferenziale concretamente qualcuno si è accorto dei nuovi limiti? Qualcuno ha notato meno rischi di essere arrotato dagli autobus o qualche monopattino che rispettasse le diverse segnaletiche? E i nostri concittadini visi pallidi allergici alle frecce? Viene in mente il grande capo di una fortunata trasmissione radiofonica.
Ma non è stato un solo tassista (appoggiato dalla destra consiliare) a ricorrere al TAR?
Benché appassionata di partecipazione, esperienze precedenti a tavoli con categorie (tema “Bologna pedonale!) mi hanno dolorosamente ferita. Ho visto firmare per presenza e uscire immediatamente più di un rappresentante di categoria.
Da ignorante della materia mi sorge un dubbio: il semplice cittadino che voglia avviare un’attività o avere il permesso per qualcosa deve rispettare le norme imposte dalla burocrazia e il Comune, come giusto che sia, controllerà che il rispetto ci sia stato, pena sanzioni e annullamenti. Perché un Comune dovrebbe essere esentato dal rispettare a sua volta le norme che la burocrazia gli impone per le sue attività? Forse che i controllori tutto possono e i cittadini nulla possono?
Quello che mi sorprende è che non venga messo in discussione la legge nazionale dove afferma che bisogna “motivare strada per strada” le ragioni per cui l’amministrazione comunale decide di limitare la velocità.
Quello che ancora più inquietante è che con tale motivazione ogni strada potrà essere oggetto di ricorso al TAR: è una formulazione ridicola fatta per ostacolare ogni modifica dello status quo, fregandosene, alla Salvini, della sicurezza urbana.
Penso che ogni persona consapevole guidando si renda conto che nelle strade di città a una corsia per senso di marcia, particolarmente nelle zone abitate, sia logico ridurre a 30Km/h, anche per la propria sicurezza emotiva e penale. Così come ritengo che che nelle strade a due corsie per senso di marcia la scelta non debba essere automatica ma adeguatamente motivata.
In particolare, l’idea di città in cui vivere di cui la mobilità è parte fondamentale dipenda dalla volontà dei cittadini che si esprime anche con il voto, on certo con queste leggi assurde.
Inoltre la delibera comunale parlava di 14 zone a 30 Km/h e non di tutta la città come è stato detto. Penso anche che il Comune abbia sbagliato nel non coinvolgere i cittadini zona per zona per definire le modifiche stradali e comportamentali per raggiungere un punto alto di sicurezza e di vivibilità urbana, come avviene in tante città europee.