Giochi di ruolo

Compiti e responsabilità di informazione e politica, in tempi di realtà virtuale, violenza e polarizzazione sociale

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Tra i privilegi di svolgere questo mestiere nella propria città natale c’è senz’altro l’eventualità di trovarsi, davanti a scene di devastazione come quelle di lunedì notte, in compagnia di concittadini che Bologna non la raccontano e non la immaginano allo stesso modo, ma la amano in maniera altrettanto viscerale.

Un grande onore, non c’è dubbio, ma anche un onere professionale in più: la responsabilità di provare a descrivere quanto ci accade, sforzandosi però di verificare ulteriormente i fatti prima di esprimere un’opinione, senza lasciarsi trasportare dalle proprie emozioni più profonde.

Sarebbe stato infatti certamente più semplice, da bolognese “sinistrato” e musulmano oramai integrale ma mai integralista, scadere senza freni e senza vergogna dal noi all’io e confessare che le brutalità materiali e verbali emerse in città dopo l’ennesima violenza su un fratello, questa volta fatale, hanno interrogato per giorni la personale coscienza circa il razzismo endemico e la necessità di un Islam politico che lo contesti con forza in ogni dove.

Tuttavia la fede è una questione indiscutibilmente privata, che dovrebbe trovare spazio residuale nel dibattito democratico. E lo scrivente, per quanto possa esserne consapevole, resterà sempre e comunque un maschio bianco eterosessuale con un cognome molto diffuso lungo le sponde del Pescara. Dunque, di nuovo, un privilegiato. Al contrario dei troppi Abderrahim Fakir, italiani senza cittadinanza (qui).

Per quel che riguarda poi l’azione politica, posta l’assenza di soluzioni pronte all’uso, se a sbilanciarsi completamente non riesce nemmeno Yassine Lafram, ex presidente Ucoii già sollecitato sull’argomento (qui), non si capisce a che titolo dovrebbe farlo, e in virtù di quale autoattribuito ruolo, un giornalista palesemente affetto da demofobia.

Questione di ruoli, tornando dalla dimensione personale a quella collettiva e decisamente più interessante, è anche la polemica a proposito della chiamata di piazza del sindaco Lepore. Perché se chi la contesta fa bene a sottolineare che un’istituzione non andrebbe mai piegata a logiche di parte, non bisogna nemmeno dimenticare che i personalismi affiorano sempre laddove latita l’intelligenza condivisa.

Un tempo, i partiti avrebbero convocato la piazza e i loro rappresentanti eletti avrebbero aderito all’appello. Oggi che i partiti sono per lo più scatole vuote – o, quando va bene, comitati elettorali – non può e non deve stupire che il processo si sia ribaltato. Anche in questo caso, peraltro, a mancare non sono le colpe bensì le possibili soluzioni.

Un’ultima considerazione, infine, la merita il modo in cui si racconta la realtà e la differenza, sostanziale, tra informazione e influencing – o, come si sarebbe detto prima dell’avvento dei social, la “demagogia”. Perché mentre la prima ha il dovere di dire come la pensa ma non il diritto di imporci che cosa pensare, il secondo ha l’unico vincolo di vendere sé stesso a quanti più clienti possibile, senza alcun obbligo di coerenza intellettuale. Il che lo rende, evidentemente, uno strumento inutile all’elaborazione della complessità sociale in cui tutti viviamo.

Sarebbe dunque bene lasciar da parte i profluvi, le verbosità e l’aggettivazione manieristica che hanno accompagnato i fatti dell’ultima settimana. Diversamente, si sgomberi il campo da ogni equivoco identificandosi subito come poeti, ossia quella particolare sottocategoria di mitomani che chi ha consuetudine con lo Zarathustra, a maggior ragione se fa questo mestiere, ha il dovere morale di evitare come la peste.

Il pericolo, altrimenti, è quello di ritrovarsi come loro a intorbidire le acque già impure che stiamo navigando. Offrendo ai lettori, e per loro tramite al dibattito, nient’altro che «un po’ di voluttà frammista a un po’ di tedio».

Che Dio ce ne scampi.


Un pensiero riguardo “Giochi di ruolo”

  1. Il peccato originale e’ il moralismo ideologico nel contenuto della critica politica.
    Social , A.I ed Algoritmo danno origine probabilmente a quello che e’ il pensiero corrente, difficile
    districarsi dalla matassa pre confezionata delle assoluzioni e delle condanne al capro espiatorio di turno….specialmente se anche esso non si sottrae al dibattito tritacarne….domani e’ un altro giorno e si vedra’

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