Arci: Civismo sì, ma mettiamo in rete la partecipazione dal basso

Ogni giorno, con le nostre attività rivolte a ogni fascia di età e condizione sociale in tutta l’area metropolitana, siamo capaci di intercettare desideri e aspettative e rispondere con un welfare di prossimità a vecchie e nuove disuguaglianze che la pandemia ha già reso drammatiche. Abbiamo bisogno di questa solidarietà ma ora pure di politiche sociali non emergenziali. Vogliamo contribuire al loro disegno, in vista del 2021. Il Cantiere sia la nostra casa. Incontriamoci. Chi ci sta?

di Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna


Sentire parlare di civismo e partecipazione dal basso non è una novità ma l’intervento del sindaco Virginio Merola ha il merito di interrogarci su quale ruolo il terzo settore, associazioni, movimenti, gruppi di cittadine e cittadini attivi possono, devono giocare in vista dell’appuntamento elettorale del 2021. Non si tratta di scegliere un nome o il simbolo su una lista ma di provare a condividere un progetto, una visione di ciò che sarà Bologna, per immaginare un “futuro buono” per le persone che vivono questa città, per i figli che qui nasceranno e cresceranno.

Sopraffatti dal rumore di fondo di una campagna elettorale infinita che ha finito per logorare il legame con i cittadini e il senso stesso delle parole, i partiti hanno perso la capacità di ascoltare, di conversare e mai come oggi a noi spetta la responsabilità di rimettere al centro le persone e i loro bisogni, di farci portavoce delle loro istanze con l’obiettivo di agire il cambiamento delle nostre comunità, di produrre un vero avanzamento sociale. Ogni giorno nei nostri spazi radicati in tutta l’area metropolitana, in periferia come al centro, con le nostre attività rivolte a ogni fascia di età e condizione sociale, siamo antenne sensibili sul territorio, capaci di intercettare desideri, aspettative, di rispondere con un welfare di prossimità a vecchie e nuove disuguaglianze che la pandemia ha già reso più evidenti e drammatiche. Lo abbiamo toccato con mano durante il lockdown, quando tante e tanti di noi hanno attraversato la città vuota per distribuire viveri e dare supporto a famiglie, anziani, migranti e senza fissa dimora, persone in difficoltà che nei prossimi mesi con ogni probabilità aumenteranno.

Di quella solidarietà, di quella capacità di entrare in relazione con l’altro, di provare empatia abbiamo bisogno per resistere alla sfiducia, all’indignazione di chi sente di aver subito un’ingiustizia. Ma soprattutto è di politiche sociali, culturali strutturate, di prospettiva e non emergenziali che abbiamo bisogno, e al cui disegno vogliamo contribuire, in una stagione che si preannuncia drammatica dal punto di vista economico, lavorativo, sociale, culturale e ambientale.  Si muovono in città tante esperienze di cittadini e associazioni che con la cultura, lo sport, l’educazione e il lavoro di cura producono benessere per le comunità; sperimentazioni di partecipazione dal basso in grado di difendere diritti e beni comuni riuscendo alle volte a incidere sulle scelte amministrative o addirittura a costruirle insieme: in vista del 2021 il nostro compito è quello di accogliere queste istanze, di proporci come spazio di confronto ed elaborazione di proposte concrete e tempestive di azione pubblica per co-progettare un disegno collettivo di città, più giusta e accogliente.

Percorsi che vanno in questa direzione sono stati già attivati in città. Adesso è il momento di metterli in rete. Proviamo a condividere energie, idee, linguaggi per dare voce alla coralità di esperienze e proposte che mi auguro possano trovare nei prossimi giorni casa in Cantiere Bologna, con la promessa di incontrarci e organizzarci il prima possibile. Chi ci sta?


3 pensieri su “Arci: Civismo sì, ma mettiamo in rete la partecipazione dal basso

  1. Bologna può e deve aspirare non solo a costruire solidarietà attiva ma diventare luogo di analisi e di proposta per intervenire sulle ineguaglianze e le cause dell’impoverimento esasperante di un intero continente di fronte a noi . Che è l’Africa. Bologna ed il suo centro universitario gettavano ponti concreti verso L’Africa oltre 50 anni fa di persone, medici, volontari ed infine cultura . Bologna può e deve ricominciare un ruolo attivo di traino per strategie concrete di economie ed ecologie che affrontino e anticipino per quanto possibile il grande tema delle migrazioni

  2. Per tutta l’estate, Cantieri Meticci ha raccolto pensieri di bolognesi vecchi e nuovi sulla cosiddetta ripartenza. Centinaia di pensieri espressi in modo artistico e divenuti una grande istallazione, il Treno del Ricomincio. È il nostro modo di rendere visibile, importante, interconnesso quello che sta a cuore a ciascuno. Noi ci stiamo a confrontarci e a inventarci nuove forme a che le persone più diverse, nei modi più creativi, possano contribuire.

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