La città “extra moenia” sognata da Fanti e Lercaro è incompiuta

L’ipotesi letteraria avanzata da Gabriele Via, invitando a rileggere Calvino per vedere se Bologna sia città invisibile come Maurilia, è intelligente. Già negli anni ’80 si era capito che il ciclo vitale di Comune e Provincia fosse arrivato, per inerzia, alla fine. Però l’idea di una città che uscisse dalle proprie mura non ha avuto seguito. E oggi chi abita in quello che era il territorio provinciale non può votare per il sindaco metropolitano: l’ironia delle istituzioni sa essere perfida

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Desidero fare i miei più vivi complimenti a Cantierebologna per aver ospitato il contributo intelligente e originale di Gabriele Via (Benvenuti a Maurilia/Prima parte e Benvenuti a Maurilia/Seconda parte). Lo accolgo come stimolo per una mia riflessione.

Sono cittadino metropolitano come tantissime altre persone; però, non abitando a Bologna, non posso votare per il sindaco metropolitano. Le istituzioni hanno una loro perfida ironia. Così capita da noi. Gabriele Via ci invita a rileggere Maurilia, tra le “città invisibili” che Marco Polo scoprì nel viaggio verso il Kublai Khan. Ogni cosa ne nasconde un’altra: è il mistero delle “città invisibili” e di Maurilia. Può valere questa ipotesi letteraria di grande fascino anche per Bologna?

Cittadino metropolitano che non vota, credo di conoscerla un po’ questa città a livello politico e sociologico. Conosco anche i Comuni di quella che si chiamava Provincia. Sono stato consigliere comunale a Bologna e poi assessore provinciale; con l’aiuto del Censis e di Giuseppe De Rita, a metà degli anni ottanta studiammo in lungo e in largo queste realtà concludendo che forse si era arrivati, per forza di inerzia, alla fine di un ciclo. Il Mulino pubblicò la ricerca. Una sorta di sovraccarico istituzionale rischiava di affaticare la società civile e anche il Partitone cominciava ad ansimare. La sfera politica tutta era in affanno.

Gli anni successivi hanno impresso svolte inaspettate o latenti. Anche Bologna diventò difficile da decifrare nei risvolti più nascosti di questa realtà. Una realtà peraltro fervida e percorsa, nel dopo Dozza, da notevoli innovazioni. Guido Fanti e Giacomo Lercaro seppero intuire una città extra moenia, che rimase però incompiuta. A seguito della caduta del muro di Berlino si modificò il sistema politico anche a ‘sinistra’: sempre più complicato divenne per le forze politiche e per le stesse evoluzioni post Pci decifrare il “sentire” dei cittadini, anziani e giovani, donne e uomini. Certo anche oggi “tirano” le feste dell’Unità anche se l’Unità non c’è più e tanti sono ancora i volontari che, orfani delle sezioni, trovano una dimensione politica nel gestire quelle feste. Con slancio ammirevole.

Ma i cosiddetti dibattiti si fanno tra esponenti delle varie aree o sub aree, le correnti. Di solito sono più i relatori che gli astanti. Da noi, per le vicende elettorali pregresse e in corso, metto in evidenza che il «leader diventa prigioniero della propria arroganza». Ne ha scritto di recente Luciano Violante in “Insegna Creonte. Tre errori nell’esercizio del potere”; libro che dovrebbe essere letto e studiato da quanti vogliono navigare nel mare della politica.

Cosa pensano oggi quanti non sono illuminati dalle luci della ribalta? Il Pd è un “Campo di Agramante”: come viene percepito al di là del “sistema” che pur ancora “tiene botta”? Al di là dei grandi e indispensabili riti collettivi? Certo: siamo una realtà di eccellenza ma le imperfezioni non mancano.

Concludo dicendo che, a mio avviso, per ora due spettri si aggirano negli anfratti bolognesi: ipotesi ballottaggio e rischio astensionismo. Mi riservo di indagare su questi “spettri” con ulteriore documentazione.

Photo credits: Fernando García Redondo (CC BY-NC 2.0)


Un pensiero riguardo “La città “extra moenia” sognata da Fanti e Lercaro è incompiuta

  1. Grazie gentilissimo Aldo,
    avere salvato il tentativo — la mia fantasiosa proposta — di ragionare riflettendo tra letteratura e attualità, facendolo poi risuonare storicamente nel tuo importante vissuto fra ieri e oggi, mi onora. E credo indichi una modalità di partecipazione oggi necessaria più che mai.
    Quando si prende l’iniziativa di rispondere, ancor più ad una proposta aperta e generale, credo che si continui a tenere viva quella scintilla fra libertà e responsabilità che fa bella la partecipazione.
    Condivido il timore per i due spettri che indichi.

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