L’addio a Bologna dei bimbi del Bar Cantiere

Dal Passante a Hera, da Fico al People Mover. I bimbi non riconoscono più la città che avevano scelto come casa e meditano l’addio

di Giancarlo Dalle Donne, portavoce dei bimbi del Bar Cantiere


“La sapete una cosa, bimbi? Secondo me la nostra stronzata l’abbiamo fatta anche stavolta”.

“Non mi dire niente che anch’io stamattina sono girato male…”.

“Non me ne parlate”.

“Ma che stronzata abbiamo fatto?”

“Oh… bimbi! Ma vi ricordate perché abbiamo deciso di venire a stare qua? Ve lo ricordate?”

Non era neanche la mezza, e i bimbi del Bar Cantiere si erano appena fatti solo un paio di giri di Campari con vino frizzante, ma l’aria era già pesa.

I bimbi da pochi mesi si erano trasferiti a Bologna: avevano deciso all’unanimità, per una volta. Non è che fossero proprio convintissimi della loro scelta, però avevano fiducia.

Si erano informati per bene: una città di medie dimensioni, dove i problemi forse potevano essere risolti con una certa facilità, con una storia amministrativa di livello, con una tradizione importante. Perfetto. Poi avevano trovato (a fatica) una sede che gli piaceva, il Bar Cantiere, dove passavano le giornate e dove si trovavano bene. Sembrava che tutto andasse per il verso giusto.

La prima botta è arrivata quando, a inizio ottobre, alla prima lettura dei giornali, hanno scoperto che alle elezioni aveva votato a malapena la metà di chi poteva. Questo non se l’aspettavano. E uno di loro ha subito commentato: “La metà? Qui c’è qualcosa che tocca, la mi sembra strano…”.

Poi si sono un po’ placati con la notizia dei portici patrimonio Unesco. Ma un bimbo subito ha detto la sua: “Saranno anche patrimonio, ma io per arrivare qui devo fare lo slalom alla Tomba tra le cacche dei cani e tutti quei sacchi sparsi in giro, ma Hera che ci sta a fare?” E un altro ha rilanciato: “Ma presidente l’è sempre quello che l’è seduto lì da vent’anni con uno stipendio mensile che io non ho mai visto in tutta la mia vita?”.

A quel punto sono dovuto intervenire con vigore, anche per evitare querele, caso mai qualcuno avesse ascoltato le loro chiacchiere. Abbastanza inutilmente, perché non ce l’avevano solo con Hera.

Un bimbo l’ha buttata in politica: “tranquilli, adesso c’è la sinistra, quella con tutte quelle ipsilon, che sostiene Lepre (loro lo chiamano così), e vedrai come te le cambiano le cose, loro sono tost(asterisco)”. “Macchè! Sono solo una foglia di fyco (con la ipsilon)”.

A sentire nominare Fico temevo già il peggio, perché i loro commenti, dopo quel giorno che con curiosità e anche con entusiasmo ci sono andati, non sono riferibili. Per fortuna qualcuno ha sviato il discorso. Solo che l’ha sviato in peggio: dopo Hera, Fico, le ipsilon, è stata la volta del People Mover (il brucomela) e il Passante, e pure altro.

A quel punto il saggio (chiamiamolo così) della frase iniziale (“la nostra stronzata l’abbiamo fatta anche stavolta”) ha ripreso imperiosamente la parola. “Sapete che vi dico bimbi? Io da qua me ne vado, non so dove, non so in quale parte del mondo, ma da qua me ne vado, sicuro. A essere buoni, mi sembra una gabbia di matti, a essere buoni”.

“Si, hai ragione, anch’io”.

“Si, hai ragione, anch’io”.

“Si, hai ragione, anch’io”. 

Fine del Bar Cantiere. Abbiate pazienza.

PS. Dimenticavo: i bimbi ringraziano sentitamente chi li ha ospitati


2 pensieri riguardo “L’addio a Bologna dei bimbi del Bar Cantiere

  1. Subito ho pensato:
    “era ora che si togliessero di torno una buona volta”.
    Ma a dirla tutta mi mancheranno!

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