A Bologna Tocqueville non è di casa

Mi pare stia montando in città – tanto nei media quanto nell’opinione pubblica – un atteggiamento cortigiano verso il primo cittadino. Questo non aiuta certo il dibattito e consolida in me la convinzione che ormai tutto, comprese le nomine della segreteria del partito democratico, si muove solo all’ombra di Palazzo D’Accursio

di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – L’Officina delle Idee


Torno su una vicenda ormai passata di moda, seppur ben lontana dal definitivo epilogo, per segnalare il mio stupore rispetto al farsi largo, tanto nella stampa quanto nell’opinione pubblica, di un certo modo “verticistico” di approcciarsi alla pratica politica e alle sue dinamiche.

Poco tempo fa, infatti, in occasione del dibattito sul progetto di un nuovo Passante, di fronte alla decisione dei Verdi di non votare questa scelta, e dunque alla loro momentanea “diserzione” dalla maggioranza su qualche media ho letto che il sindaco Matteo Lepore avrebbe “graziato i Verdi”.

Cosa significa? Due cose. La prima, un po’ inquietante, è che sta montando un atteggiamento cortigiano verso il primo cittadino. La seconda è che se da un lato, formalmente, può essere discutibile la pur temporanea fuoriuscita dalla maggioranza di una forza politica su un argomento così importante, dall’altro però Lepore, aldilà della sua condiscendenza verso quest’atto “indisciplinato” dei Verdi, avrà anche riflettuto sul fatto che a fronte di una sua “punizione” (togliere le deleghe?), la reazione poteva essere l’uscita di questi dalla maggioranza.

Nei modi più che nelle scelte questa vicenda dimostra che nell’attuale guida politica della “città più progressista d’Italia” non è di casa Tocqueville e il suo “bilanciamento dei poteri”, e si consolida in me l’idea che tutto, comprese le nomine della segreteria di partito, si muove solo all’ombra di Palazzo D’Accursio.

Approfitto per aggiungere, solo a futura memoria, che è mia convinta opinione che i Verdi sbaglino nel pretendere che sul nodo di Bologna non si debba far nulla, in vista di mitiche rivoluzioni che portino tutti a una mobilità collettiva. E ha sbagliato pure la destra a insistere sul foro della collina con un passante sud, soluzione che avrebbe messo in crisi una parte del nostro territorio arrivata fino a noi integra. E ha sbagliato pure il Pd nel puntare al raddoppio della tangenziale e dell’autostrada a due km e mezzo dal centro di Bologna, con costi enormi, gallerie artificiali, lavori complicatissimi, caos biblico.

La soluzione? C’era e il Comune di Bologna in un primo tempo aveva già detto sì: il passante autostradale a nord. Si trattava solo dell’autostrada, un segmento di larghezza molto inferiore a quello che salterà fuori dai raddoppi di tangenziale e autostrade allargando la sede attuale. Nel caso  del passante autostradale nord la tangenziale avrebbe, senza grandi lavori, raddoppiato aggregando l’attuale passaggio autostradale . Non se ne fece nulla per la rivolta di buona parte dei sindaci della cintura bolognese.

Ma chi governa deve governare. Ci rivediamo fra cinque anni. Anzi fra dieci.


5 pensieri riguardo “A Bologna Tocqueville non è di casa

  1. Leggo con interesse l’intervento odierno di Angelo Rambaldi; politicamente non la pensiamo allo stesso modo; do atto ad Angelo di svolgere analisi acute e veritiere.

    Aggiungo di mio: nei passati dieci anni Matteo Lepore si è costruito una nuova classe dirigente con una rete di relazioni molto vasta che riguarda il sistema pubblico e quello privato relativo al PD bolognese. Si è determinato un intreccio ‘partito stato’ che ora si manifesta in modo esplicito., come ha notato Rambaldi. I cittadini e le cittadine per buona parte non hanno votato assistendo da lontano alle scelte amministrative anche di più rilevante portata .Predominano a Bologna e nella città metropolitana, accanto al disinteresse, un atteggiamento cortigiano’ verso il ‘primo cittadino’ come nota Rambaldi.

    Il conformismo è per ora una caratteristica del ‘sistema’ politico. Io credo invece che la ‘dialettica’ politica sia un valore importante e penso anche che nella realtà istituzionale, sociale, culturale, le contraddizioni e le asprezze non manchino e non mancheranno a partire dalle ‘diseguaglianze’ sempre più acute. E’ questo il banco di prova che la nuova classe dirigente bolognese dovrà’ affrontane nel breve e nel medio termine.

    Richiamo perciò. la riflessione svolta da Angelo Rambaldi nella convinzione che il ‘divenire’ non sarà’ un ‘pranzo di gala’. Siamo in un tornante drammatico istituzionale e e politico, come è dimostrato dalla incapacità’ dei ‘grandi elettori’ di eleggere un nuovo ‘Capo dello Stato’. E’ stato scritto che forse c’è’ il Capo ma non c’è’ lo Stato. Questo vale ad ogni livello nel nostro paese. Ci consola la rilettura dell’Omelia del nostro Cardinale Arcivescovo in memoria di David Sassoli. Fiducia sì, se si vuole, ma non ‘piaggeria’.

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