Bologna a 30: purché non diventi una percentuale

Per il sindaco «vale la pena perdere le elezioni» se ridurre la velocità eviterà 20 morti l’anno sulle nostre strade. Obiettivo sacrosanto. Ma se poi si viene mandati a casa qualcosa non funziona. Non sarebbe stato meglio dire “Bologna a 50, guai a chi sgarra”? Una battaglia per il rispetto delle regole vigenti, con l’obiettivo di introdurre più stringenti limiti laddove non ha senso correre, avrebbe trovato più sostenitori. E non avrebbe dato chance di vittoria a questa destra così poco austera

di Giampiero Moscato, direttore cB


«Se salviamo venti vite l’anno non vale la pena? Per me sì. Per quanto mi riguarda vale la pena anche perdere le elezioni per venti vite l’anno». Il sindaco Matteo Lepore è stato perentorio. E coraggioso. Quella su Bologna a 30 km all’ora è una battaglia su cui è disposto a puntare tutto sul tavolo della propria carriera politica e di quella della maggioranza di centro-sinistra.

Messa così («Obiettivo zero morti sulle strade») diventa difficile fare obiezioni. Soprattutto per uno come me che lo ha votato convinto, sapendo che i 30 all’ora facevano parte del programma elettorale. Però se il sindaco ha pronunciato questa frase deve essere chiaro anche a lui, come lo è a me, che ora il rischio è di perdere davvero le prossime elezioni, addirittura a causa di una battaglia giusta. È questo il pericolo: ottenere un 30% al voto.
Lui è il politico, e la sua storia spiega che sa fare il suo mestiere. Spero abbia ragione lui, che alla fine stravinca, e ne sarò lieto. Io faccio un altro mestiere. Che però mi fa stare in mezzo alla gente, a tutte le tipologie di cittadinanza. E di obiezioni corrette ne sento molte. Troppe.

Scrissi già qualcosa di dubbioso sull’annuncio “Bologna a 30 all’ora” (qui). Sento il dovere di tornarci sopra perché, dopo pochi mesi di Governo Meloni, ho un bisogno fisico di non consegnare anche Bologna a questa destra. Proprio non mi va di perdere pure le prossime elezioni, soprattutto per “colpa” di una battaglia giusta. Non vorrei consegnare la città “più progressista d’Italia” a una parte politica che sui diritti (e dunque sulla vita delle persone) ha molto da imparare anche da una sinistra debole e confusa come quella di questo periodo.

Ammesso che quei venti morti all’anno nella città metropolitana siano vittime solo della velocità (e non anche della distrazione, del cellulare alla guida, dell’alcol, degli stupefacenti, della sfiga pura) nessuno contesta il fatto che si debba raggiungere la cifra “zero croci” sull’asfalto bolognese. Sull’approccio alla missione dell’amministrazione Lepore ho colto, in mezzo a tanti sfottò, soprattutto grevi, anche qualche considerazione che merita di essere ascoltata.

A parte il fatto che ci sono anche altre urgenze spaventose (i morti sul lavoro, i femminicidi, gli abusi di alcol e di stupefacenti, la povertà) per battere le quali una giunta di centrosinistra dovrebbe rischiare di perdere, davvero è corretto partire dall’assioma 30 all’ora e solo dopo chiedere alle parti sociali come migliorare il programma? Ricordo che un sindaco come Walter Vitali, che meriterebbe un ricordo ben più lusinghiero, ci mise molto tempo per trattare con la cittadinanza il riuscito riassetto della Montagnola e il parcheggio sotterraneo di Piazza VIII agosto. Parlò con tutti. Solo poi decise come fare.

Cosa c’è che non va in questo sacrosanto programma di Lepore? Si introducono i 30 (comprese alcune strade di alto scorrimento per proteggere finte piste ciclabili) come fossimo Bruxelles o Berlino ma senza le loro infrastrutture e con un senso civico meno spiccato. Si introducono i 30 quando non siamo riusciti a far rispettare i 50 se non in via Stalingrado e viale Panzacchi, con i due soli autovelox del centro cittadino. Un amico motociclista, di destra, mi parlava l’altro giorno di un suo viaggio a Capo Nord. Meraviglioso. Ma con l’incubo di superare i 50, in Norvegia. Un norvegese si becca sanzioni (e le becca se sgarra) che farebbero passare la voglia a un nababbo. Un forestiero incassa l’aggiunta di un divieto di rientro in quella terra per un anno o due.

È giusto andare ai 30 in certe strade. Cambia poco nella media, la velocità ridotta è giustificata dal rispetto delle vite. È un obiettivo che va perseguito con forza, ma in maniera ragionevole. Credo che, se lo slogan fosse stato “Bologna a 50, ora guai a chi sgarra”, non ci sarebbe stata una reazione così virulenta. Uno dei grandi problemi del traffico nostrano è che qui ognuno fa un po’ come gli pare. Basta osservare cosa fanno i tedeschi, così rispettosi dei limiti in patria (per altro pochi ma perentori) e così “allegri”, diciamo così, quando guidano nelle vacanze italiane, ebbri di tanta libertà. Una battaglia per il rispetto delle regole esistenti, con l’obiettivo ulteriore di introdurre nuovi e più stringenti limiti laddove non ha senso correre, avrebbe trovato più sostenitori e meno sguaiate reazioni. E non avrebbe dato troppe chance di vittoria a questa destra così poco austera. Per l’amor del cielo, non consegniamole Bologna.


14 pensieri riguardo “Bologna a 30: purché non diventi una percentuale

  1. Perché considerazioni così giuste ovvie e da risultare persino banali non sono state prese in considerazione ? Perché le cose non vanno mai fatte per step (50 e guai a chi sgarra )? . il sospetto che viene al solito amico che suggerisce che queste iniziative allontano dalla sinistra è: ma il progetto gioverebbe alla città e ai cittadini o a all’amor proprio di chi lo ha proposto ? La analisi del traffico , il suo scorrimento , le velocità di punta sono tutte frutto di studi e analisi difficili e richiedono alta competenza tecnica e proporre soluzioni così “semplici e tranchant” non nascondono molta presupponenza e ricordano un triste e disastroso recente refrain “uno vale uno” ? La partecipazione ed un umile ascolto dovrebbe essere la dote principale di chi si mette al servizio della Città. Il problema non è un problema semplice e i problemi difficili hanno necessità di analisi e soluzioni complesse. Se fosse così semplice in tanti lo avrebbero già adottato. Iniziamo con multare ferocemente chi utilizza i telefonini, facciamo rispettare i limiti e inviamo più vigili sul territorio a controllare se non si farà questo gli incidenti permarranno anche ai 10 km/h .

  2. Vorrei correre il rischio di non essere d’accordo. Correre il rischio di difendere un intervento che va nella direzione giusta, giusta non solo per l’obiettivo di limitare gli incidenti, mortali e non, ma per un recupero di vivibilità della nostra città. La resistenza ad accettare una regola che affermi la priorità della qualità della vita senza ledere di fatto le tempistiche di spostamento si dissolvera’ alla prova dei fatti, come è successo con la chiusura della croce alle auto nei we e come è successo nelle altre esperienze urbane di Città 30.
    Concordo pienamente con la scelta di Lepore di rimandare la punibilità delle violazioni al 1 gennaio 2024, il limite dei 30 km nei centri urbani è un intervento “culturale”, di civiltà, che non si introduce con l’accompagnamento dei gendarmi, ma con l’invito, la proposta, il dialogo. L’importante è accompagnare DA SUBITO questo intervento con azioni di miglioramento architettonico e logistico del contesto urbano, che confermi “fattivamente” l’intenzione di migliorare il contesto nel quale viviamo. E con interventi sul trasporto pubblico. I cittadini capiranno, con l’esperienza diretta. Se ci facciamo spaventare dalle urla scomposte di fronte a qualunque azione che (peraltro soli apparentemente) intacchi gli egoismi individuali stiamo freschi, non dovremmo più esistere come sinistra.

    1. Il problema e’ decidere cosa sia la qualita’ della vita. Ai 30 non parte il FAP, per esempio. Ai 30 la maggior parte dei veicoli viaggia con marce che surriscaldano, e necessitano di logorante uso di frizione. I 30 sono un limite e non una media, non vorrei ci si fosse confusi

  3. Se esistono 2 autovelox….. per me ….. 😂🤣 sara molto faticoso rispettare 30 km! O no?

  4. Come dire, perfetto il Direttore. Aggiungiamo purtroppo i problemi di sempre: servizio pubblico deficitario e i pochi parcheggi.
    Andrebbe perlomeno rivista la mappatura delle strade che sono di scorrimento ma che sono state messe a 30.
    Credo che un dovere di un amministratore, oltre che affrontare i problemi, sia quello di essere rappresentativo: altrimenti ne arriva uno molto peggio di solito. Anche a Berlino funziona così.

  5. Sì! Io sono per delle belle multe salate, che uno non dimentica facilmente e di cui non ci si pavoneggia. Ovviamente ci vogliono i controlli : tanti, continuativi e diffusi.

  6. I Trenta in città li leggo congiuntamente alle altre iniziative per una “mobilità sostenibile” ovvero tram e trasporti metropolitani frequenti. Uniti agli incentivi per gli acquisti delle bici elettriche agli abbonamenti gratuiti ai mezzi pubblici per gli studenti e agli abbonamenti agevolati per i lavoratori tramite i mobility manager costituiscono un unicum che offrono una vantaggiosa alternativa all’utilizzo del mezzo privato. Se vinciamo il nostro innato egoismo (come dice bene qui sopra Antonella Peloso) sarà semplice abituarsi.

  7. Puntuale come sempre l’analisi del direttore. Il merito si può sostanzialmente condividere ma la comunicazione rivela un approccio a mio avviso completamente malinteso. L’annuncio del provvedimento, le dichiarazioni del sindaco, la foto con il cartello del limite di velocità non modificheranno il comportamento degli utenti motorizzati delle strade delle città ma di sicuro, come già ampiamente constatato, hanno irritato una fetta consistente di cittadinanza e offerto alla parte avversa la più comoda delle occasioni per tornare a suonare la grancassa della propaganda populista. Ben più feconda sarebbe piuttosto la riduzione della forbice fra la norma e la sua effettiva applicazione: ad esempio, migliorando il rispetto dei limiti già esistenti incrementando significativamente il numero degli autovelox.

    A sinistra sembra non vi siano sconfitte e lutti tali da convincere la sua classe dirigente ad abbandonare il preambolo dell’Idea Migliore a vantaggio dell’ascolto della realtà e della pratica buon senso: anche l’innovazione, come lo sviluppo, ha da essere sostenibile. Scriveva Nicolò Machiavelli: E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi a capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene.

    Negli ultimi decenni, a sinistra abbiamo visto due leader annunciare rivoluzioni copernicane. La loro stagione è stata breve.

  8. Mi sembra che il tema della rappresentanza politica sia prematuro in questo contesto. Se ci dovessimo preoccupare principalmente di questo dovremmo negare che esiste un bene comune che sta a cuore ai più e che nella nostra città forse può fare ancora la differenza.
    Inoltre i numerosi studi e le esperienze dimostrano che a 50 km/h una disattenzione si paga con la vita, mentre a 30 km/h la si può salvare.

  9. Condivido il punto di vista del Direttore Moscato, grande impatto emotivo avrebbe avuto la forza di far rispettare il limite dei 50 km orari con sanzioni economiche pesanti in caso di violazione del divieto e controlli frequenti di necessità. L’esempio del motociclista in Norvegia spiega benissimo cosa vuol dire sentire ‘ l’imperativo categorico’ di non superare il limite: avere chiaro dentro di sè le conseguenze di una violazione. Perdere per le conseguenze di una battaglia giusta sarebbe il massimo dell’indecenza, sappiamo tutti che Bologna è politicamente molto ambita e una sorta di faro nel vuoto attorno.

    1. Condivido Isa quanto dici. Ma il rischio di perdere ce l’abbiamo tutto quanto, non basta dire “era nel programma elettorale”. Nel programma elettorale vi erano anche altre cose (potenziamento trasporto pubblico- ma stiano andando nel senso opposto…). L’obiettivo di diminuire le morti da indicente stradale è sacrosanto; mentre non sono convinto che si guadagni come qualità dell’aria, men che meno in spostamenti rapidi con i mezzi pubblici, perchè anche loro devono rispettare i limiti. Si è fatta una gran confusione, fra il limite di velocità e la velocità media. Dicendo – già adesso la velocità media è sotto i 30: ma è matematica. Se sei fermo sei a zero e per fare velocità media 30 non vai ai 30 !!!
      Già c’è raccolta di firme, strumentalizzazioni… non si poteva gestire in altro modo ? Bisogna togliersi dalla testa che c’è qualcuno che ha sempre l’idea giusta. L’idea giusta è quella condivisa, discussa, mediata se necessario: questa è la politica, ed è faticosa. E gli amministratori eletti non sono “divini” sono dei rappresentanti dei cittadini, quindi se non li rappresentano rischiano che non lo saranno più amministratori. Ed un battaglia che ha un giusto obiettivo rischia di finire nella cenere, se vince l’altra sponda.

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